lunedì 4 novembre 2013

Le Recensioni del Bardo: Michael Moorcock, Il Mastino della Guerra




"Fate il lavoro del Diavolo."


Ambientato durante le Guerra dei Trent'anni (1618-1648), "Il Mastino della Guerra" di Michael Moorcock (editrice Nord, 1984) è il primo di un ciclo di tre romanzi (i due successivi sono reperibili soltanto in inglese) dedicato alla figura del capitano di ventura Ulrich Von Bek, anti-eroe dall'animo complesso, assuefatto alla guerra al punto da poter commettere le peggiori atrocità per semplice pragmatismo. Educato secondo i precetti religiosi ma cresciuto in un periodo storico tra i più brutali e turbolenti, Von Bek finisce per dedicarsi all'arte della guerra come stile di vita e i costanti orrori di cui è testimone e artefice lo spingono a rinnegare l'esistenza di Dio e a concentrarsi su una forma di ragionato individualismo.
Durante il sanguinoso assedio di Magdeburg, Von Bek diserta il battaglione di mercenari di cui è capitano per paura di contrarre la peste e inizia a vagare per una Germania impazzita che sembra sull'orlo dell'apocalisse, evitando accuratamente i numerosi eserciti in marcia e i pericolosi centri abitati.
Giunto in una radura isolata nel bel mezzo di una foresta, Von Bek incappa in uno strano castello solitario e silenzioso, apparentemente privo di ogni forma di vita, ma dotato di riserve di cibo e di ogni comodità. Von Bek vi si stabilisce per alcuni giorni, nascondendosi al resto del mondo, finché un mattino non vede avvicinarsi verso i cancelli una strana processione di soldati zombie che scortano una donna bellissima, Sabrina.

Questo è l'inizio di una storia che porta Von Bek a dover stringere un patto con Lucifero in persona, in una delle sue manifestazioni letterarie più umane e toccanti. Figura enigmatica e malinconica, il diavolo di Moorcock spicca tra i protagonisti della storia con dolorosa intensità e cattura immediatamente il lettore con il potente carisma derivante dalla sua natura divina e con lo struggente amore che ancora prova per un Dio che ha punito la sua presunta superbia (in realtà derivante dalla paura di essere messo in secondo piano rispetto alla neonata umanità) con il silenzio e l'allontanamento.
Non aspettatevi il Lucifero cui ci ha abituato la cinematografia o la stessa tradizione cristiana. Rimarrete stupiti da quanto il Diavolo di Moorcock sia complesso e umano, di quanto questo grande scrittore contemporaneo riesca a farci simpatizzare per un'entità che dovrebbe essere trascendente, la personificazione di tutti i mali, ma che è anche e soprattutto una creatura dotata di sensibilità, che può provare un dolore e una passione intensi e allo stesso tempo essere spietato e intransigente, come vuole il suo ruolo. Ciò che più colpisce è lo smarrimento del Principe delle Tenebre dinnanzi ad un'imperscrutabilità di Dio che non risparmia neppure lui. Esattamente come l'uomo Lucifero deve interrogarsi, struggersi, cercare di indovinare il volere di un'entità divina che non riesce più a percepire e di cui desidera ardentemente l'amore.

Per salvare la propria anima condannata e quella della bella Sabrina, Von Bek accetta di lavorare per il Diavolo e si imbarca nella ricerca nientemeno che del Santo Graal, da cui dipende il destino dell'intero creato.
Aiutato da un piccolo gruppo di abili alleati e inseguito da potenti e implacabili nemici, Von Bek viaggia verso un territorio non segnato sulle mappe, la Mittelmarch, un mondo cui si accede dal nostro ma che non è il nostro, dove si celano meraviglie e pericoli mortali, in una corsa contro il tempo per impedire la fine di ogni cosa.

Questo romanzo condensa, pur nella sua brevità, alcuni passaggi di finissima letteratura, dimostrazione di quanto il bistrattato genere fantasy possa essere foriero di contenuti profondi ed elevati a dispetto dell'opinione diffusa che lo vorrebbe come genere di puro intrattenimento. I dubbi esistenziali di Von Bek, il suo desiderio di riscatto, l'amore intenso per Sabrina, le discussioni filosofiche con i compagni di viaggio e un magnifico Lucifero fanno da contraltare a un ritmato vortice di avventure dal tono adulto e crudo, che vi terranno inchiodati fino all'inaspettato ed epico finale. Se a ciò si aggiunge un certo disilluso e sagace umorismo non posso che consigliarvi vivamente la lettura di questo romanzo, frutto del lavoro di uno degli scrittori britannici che ha definito la cosiddetta "New Wave" della Fantascienza, ma che si è spesso dedicato anche al genere Fantasy.
Purtroppo "Il Mastino della Guerra" non è stato ristampato e gli unici modi per reperirlo sono Amazon, Ebay o (più difficile ma non impossibile) la bancarella fortunella di turno. Se siete appassionati di un certo tipo di fantasy, che non si limita a strizzare l'occhio ad un pubblico di adolescenti ma che affronta temi forti, adulti e non sempre moralmente manichei, allora "Il Mastino della Guerra" è quello che fa per voi.

E naturalmente consiglio anche, a coloro che masticano abbastanza l'inglese, di proseguire la lettura con i due seguiti (The Brothel in Rosenstrasse, 1982 e The City in the Autumn Stars, 1986) che, pur non necessari dopo aver letto questo titolo autoconclusivo, seguono le vicissitudini dei discendenti della famiglia Von Bek, offrendo un'ulteriore quantità di spunti di riflessione.


Riassumendo: temi forti e filosoficamente profondissimi, una visione del mondo inaspettata, un protagonista carismatico, nemici potenti e un Lucifero tra i più riusciti e toccanti della storia della letteratura fanno di questo misconosciuto romanzo un must (come dicono gli elfi) per tutti coloro che amano la buona fantasy, per chi già apprezza Moorcock grazie alle intramontabili saghe di Elric di Melniboné e del principe Corum e per chiunque si sia mai chiesto da dove viene il Male di questo nostro mondo. Vivamente consigliato.

Autore: Michael Moorcock
Titolo: Il Mastino della Guerra (The War Hound and the World's Pain)
Casa editrice: Nord
Anno: 1984
Reperibilità: onlain, tramite intervento divino presso una qualche bancarella o usando uno dei vostri 3 desideri quando troverete un Djinn (scherzo, in rete si trova).

Michael Moorcock è un autore al quale sono molto affezionato, sicuramente uno dei miei preferiti. Se non sapete chi è vi invito a colmare questa lacuna QUI (ma se ve la cavate con l'inglese è molto meglio la pagina originale di Wikipedia).



2 commenti:

  1. Di Moorcock credo di aver letto soltanto alcune storie della saga di Elric di Melniboné, ma purtroppo qualche anno fa ero troppo piccola per apprezzarne lo stile oscuro e tragico, così lontano da quello a cui ero abituata. Ora penso che riuscirei a capirlo meglio, e questo post mi ha fatto venire ancora più voglia di riprenderne in mano qualche titolo... magari anche questo, quando avrò un po' di tempo :)

    RispondiElimina
  2. Sono contento che la recensione ti abbia fatto venire voglia di leggerlo! E' vero, Moorcock non è né leggero né troppo umoristico, ma i suoi romanzi mi fanno venire i brividi tanto sono belli, malinconici ed evocativi. Spero proprio che tu riesca a trovare il tempo di riscoprirlo! :D
    p.s: mi sono messo a fare qualche recensione io, visto che sei impegnata con l'altro filone di storie. Spero che non ti dispiaccia! ^^

    RispondiElimina

Leali sudditi!
I commenti alla bacheca Reale sono assolutamente liberi, ma il Re ha ordinato espressamente che, qualora il o gli imbecilli di turno dovessero affiggere commenti inutili o lesivi dell'onore della corona, essi verranno immantinente rimossi insieme alla a testa del o degli autori, che in ogni caso non sentiranno molto la mancanza di un organo che non hanno mai utilizzato.

Con velenosa franchezza,

Archibald Lecter, segretario particolare del Re